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DSA: guida per i genitori, dalla diagnosi al PDP

A cura della redazione di Verba Manent IA · aggiornato il · 12 min

Hai in mano la diagnosi di DSA di tuo figlio, oppure la scuola ti ha detto che fa più fatica degli altri a leggere o a scrivere. E adesso? Questa guida mette in ordine i passi: chi fa la diagnosi, come consegnarla a scuola, cos’è il PDP (il Piano Didattico Personalizzato), chi lo scrive, cosa controllare prima di firmarlo, come funzionano verifiche, INVALSI ed esame di Stato, e come aiutare a casa senza diventare l’insegnante di riserva.

Le regole vengono dalla legge 170 del 2010, dalle linee guida del 12 luglio 2011 e dal decreto legislativo 62 del 2017 sulla valutazione. In fondo trovi le fonti.

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Riascolti e leggiKaraoke della lezione e sintesi vocale
Mappa per la verificaParole chiave e formule su un A4
Per il docenteIl foglio con gli strumenti che usi

In breve: i passi in ordine

#Cosa fareQuando
1Fare la valutazione e avere la diagnosiAppena ci sono difficoltà che durano nonostante l’aiuto a scuola
2Consegnare la diagnosi in segreteria, con il numero di protocolloSubito. Per la 3ª media e la 5ª superiore entro il 31 marzo
3Incontrare il consiglio di classe o il coordinatorePrima che il PDP sia scritto
4Leggere e firmare il PDPEntro il primo trimestre dell’anno
5Controllare che il PDP venga applicatoDurante tutto l’anno, a ogni verifica
6Rivedere il PDPOgni anno, e ogni volta che qualcosa non funziona

Prima di tutto: cosa sono i DSA

I disturbi specifici dell’apprendimento sono quattro: dislessia (lettura), disortografia (ortografia), disgrafia (grafia, la scrittura a mano) e discalculia (numeri e calcolo). Spesso se ne hanno più di uno insieme.

Due cose da sapere, e da far sapere a tuo figlio:

  • non c’entrano con l’intelligenza. La legge lo dice chiaramente: i DSA si manifestano «in presenza di capacità cognitive adeguate»;
  • non passano, ma con gli strumenti giusti pesano molto meno. Lo scopo non è “guarire”, è studiare alla pari.

1. La diagnosi: chi la fa e cosa contiene

La diagnosi la fa il servizio sanitario: di solito la neuropsichiatria infantile o il servizio di età evolutiva della tua ASL. Nelle regioni dove i tempi del servizio pubblico non lo permettono, la legge prevede che possa essere fatta anche da specialisti o strutture accreditate dalla regione. Ogni regione ha le sue regole: prima di prenotare una valutazione privata, chiedi alla ASL o alla scuola quali centri sono riconosciuti, altrimenti rischi una diagnosi che la scuola non può accettare.

La scuola non fa diagnosi. Può però accorgersi delle difficoltà: se dopo un periodo di recupero mirato restano, la legge chiede alla scuola di informare la famiglia. Se te lo dicono, non è un’accusa: è il primo passo per avere gli strumenti.

Cosa trovi nella relazione diagnostica:

  • il tipo di disturbo, con il codice della classificazione internazionale;
  • il profilo di funzionamento: come legge, scrive e calcola tuo figlio, i punti forti e quelli deboli;
  • le indicazioni per la scuola: gli strumenti compensativi e le misure dispensative consigliati.

Quest’ultima parte è preziosa: è la base del PDP. Se la relazione non la contiene, chiedi allo specialista di aggiungerla.

La diagnosi scade?

Il disturbo non scade, ma il profilo di funzionamento va aggiornato: di norma al passaggio da un ciclo di scuola all’altro (per esempio dalla primaria alla secondaria) e comunque non prima di tre anni dal precedente. Quando cambi scuola, la nuova scuola deve attivare subito le misure con la documentazione che ha, senza aspettare l’aggiornamento.

2. Consegnare la diagnosi a scuola

  1. Porta la diagnosi in segreteria e chiedi che venga protocollata. Tieni una copia con il numero di protocollo: è la prova della data di consegna.
  2. Chiedi chi è il referente DSA dell’istituto (molte scuole lo chiamano referente per l’inclusione) e chi è il coordinatore della classe di tuo figlio.
  3. Chiedi quando si incontra il consiglio di classe per il PDP e se puoi partecipare o mandare le tue osservazioni prima.

Attenzione alle scadenze negli anni dell’esame. Per chi frequenta la 3ª media o la 5ª superiore, la diagnosi va consegnata entro il 31 marzo: dopo quella data la scuola non può più accoglierla per l’esame di quell’anno.

Quando cambi scuola, la diagnosi e il PDP non passano da soli alla nuova scuola: servono il tuo consenso scritto, oppure la consegni tu di nuovo. Conviene farlo all’iscrizione, non a settembre.

3. Il PDP: cos’è, chi lo scrive, entro quando

Il Piano Didattico Personalizzato è il documento in cui la scuola scrive, nero su bianco, come insegnerà e valuterà tuo figlio. È un impegno della scuola, non un favore.

Chi lo scriveIl consiglio di classe (alla primaria il team dei docenti), con la famiglia. Possono contribuire anche gli specialisti che seguono tuo figlio
Chi lo firmaIl dirigente scolastico, i docenti e la famiglia
Entro quandoEntro il primo trimestre dell’anno scolastico (di solito entro dicembre). Per una diagnosi arrivata durante l’anno, appena possibile
Quanto duraUn anno. Si rivede ogni anno e si può modificare durante l’anno se qualcosa non funziona
Chi lo tieneLa scuola, nel fascicolo riservato. Tu hai diritto a una copia

Secondo le linee guida, il PDP deve contenere almeno:

Cosa contieneIn pratica
Dati dello studente e descrizione del disturboDalla diagnosi
Attività didattiche individualizzate e personalizzateCome si lavora in classe con lui
Strumenti compensativiSintesi vocale, mappe, calcolatrice, computer… e in quali materie
Misure dispensativeNiente lettura ad alta voce, niente copiatura dalla lavagna… e in quali materie
Forme di verifica e valutazione personalizzateTempo in più, interrogazioni programmate, orale al posto dello scritto, valutare il contenuto e non la forma

La parola chiave è “in quali materie”: un PDP che dice “sintesi vocale” senza dire dove e quando si usa resta sulla carta. Le misure valgono per tutte le materie in cui servono, non solo per italiano.

4. Come prepararsi all’incontro con la scuola

Il PDP viene molto meglio se arrivi con le idee chiare. Porta:

  • la diagnosi, con le indicazioni per la scuola evidenziate;
  • l’elenco degli strumenti che tuo figlio usa già, e di quelli che vorreste provare;
  • due o tre esempi concreti: un compito andato male per la lettura della consegna, una verifica finita a metà per mancanza di tempo;
  • le domande che vuoi fare: come si faranno le verifiche? Chi legge le consegne? La mappa si può usare? Come viene valutato l’inglese scritto?

Se tuo figlio è grande abbastanza (dalla secondaria in su), portalo con te o chiedigli cosa vuole che sia scritto. È lui che userà quegli strumenti: un PDP che non sente suo spesso non viene usato.

5. Prima di firmare il PDP, controlla

  • Ci sono gli strumenti che tuo figlio usa davvero, non un elenco copiato da un modello
  • Per ogni strumento è scritto in quali materie e in quali momenti (lezione, compiti, verifiche)
  • È scritto come si fanno le verifiche: tempo in più o meno esercizi, consegne lette, verifiche programmate
  • È scritto come si valuta: il contenuto e non l’ortografia o la grafia
  • Per le lingue straniere è chiaro cosa succede con lo scritto (privilegiare l’orale, dispensa, eventuale esonero)
  • Se serve la mappa in verifica, è scritto come va preparata e quando il docente la vede
  • È indicato chi fare riferimento se qualcosa non funziona (coordinatore, referente DSA)
  • È prevista una data per rivederlo durante l’anno
  • Ne hai una copia

Se qualcosa non ti convince, non sei obbligato a firmare subito: chiedi di modificarlo. Firmare significa che sei d’accordo, quindi è giusto leggere con calma.

6. Se il PDP non viene applicato

Succede: un supplente che non lo conosce, un docente convinto che la mappa sia “copiare”, una verifica a sorpresa. Cosa fare, in ordine:

  1. Parlane con il docente, con calma e con il PDP in mano. Spesso basta.
  2. Se non basta, parla con il coordinatore di classe e con il referente DSA.
  3. Se ancora non si risolve, scrivi al dirigente scolastico (via mail o PEC, così resta traccia), citando il PDP firmato e cosa non è stato applicato.
  4. Come ultima strada, ci si può rivolgere all’Ufficio scolastico regionale o alle associazioni di famiglie (come l’AID, Associazione Italiana Dislessia), che hanno sportelli di consulenza.

Tieni nota delle verifiche e dei voti: se una verifica è stata fatta senza le misure del PDP, puoi chiedere che venga ripetuta con le misure previste.

7. Verifiche, INVALSI ed esame di Stato

Le verifiche di tutti i giorni

Le misure più comuni, da scrivere nel PDP:

  • tempo in più (spesso il 30% in più) oppure meno esercizi a parità di obiettivi;
  • verifiche e interrogazioni programmate, evitando più verifiche nello stesso giorno;
  • consegne lette ad alta voce dal docente o dalla sintesi vocale;
  • prove orali al posto di quelle scritte quando lo scritto non permette di mostrare cosa si sa;
  • mappe e formulari consultabili, preparati prima e visti dal docente;
  • valutazione del contenuto e non della forma: gli errori di ortografia non devono abbassare il voto.

Le prove INVALSI

Gli studenti con DSA fanno le prove INVALSI con le misure previste dal PDP: per esempio tempo aggiuntivo fino a 15 minuti per prova, il donatore di voce (la lettura in cuffia), la calcolatrice o il dizionario, se sono già usati durante l’anno. Se il PDP prevede la dispensa dalla prova scritta di lingua straniera, lo studente può non svolgere la prova di lettura o di ascolto di inglese, o tutta la prova d’inglese.

L’esame di Stato (3ª media e 5ª superiore)

All’esame tuo figlio può usare gli strumenti compensativi del PDP e avere tempi più lunghi nelle prove scritte. La commissione tiene conto del PDP. Per le lingue straniere ci sono due strade molto diverse:

Cosa succedeIl diploma
Dispensa dalla prova scrittaLo scritto di lingua straniera è sostituito da una prova oraleValido, e non riporta la dispensa
Esonero dall’insegnamento (solo nei casi gravi, su richiesta della famiglia)Percorso e prove differenziatiAl secondo ciclo si ottiene un attestato di credito formativo, non il diploma

L’esonero ha conseguenze importanti: va scelto solo se davvero necessario, dopo averne parlato con la scuola e con lo specialista.

8. A casa: aiutare senza fare da insegnante

Il rischio più comune è passare i pomeriggi a leggere ad alta voce i libri al posto suo. Funziona, ma stanca tutti e non lo rende autonomo. Meglio dargli strumenti che può usare da solo:

  • la sintesi vocale per i testi lunghi: il libro in PDF, le dispense, gli appunti. Ascoltare non è “barare”, è il modo in cui lui legge;
  • gli audiolibri e i libri digitali: molte case editrici forniscono la versione digitale dei libri di testo, e per chi ha un DSA esistono biblioteche digitali dedicate;
  • le mappe: prima di studiare un capitolo, una mappa con le parole chiave; dopo, la mappa fatta da lui per ripassare;
  • la dettatura: per i compiti scritti, dettare e poi rileggere (o farsi rileggere) è molto più rapido che scrivere a mano;
  • una routine: compiti a orari fissi, pause brevi e frequenti, le materie difficili quando è più riposato.

Due consigli che contano più degli strumenti: lodate l’impegno e non solo il voto, e non fate i compiti al posto suo. Se i compiti richiedono ogni giorno ore di lavoro, è un segnale da portare al consiglio di classe: il PDP può prevedere compiti ridotti nella quantità.

Il permesso al lavoro

La legge 170 prevede che i genitori di studenti con DSA del primo ciclo (primaria e secondaria di primo grado) che li seguono nei compiti abbiano diritto a orari di lavoro flessibili. Come si applica lo decidono i contratti collettivi: chiedi all’ufficio del personale o al sindacato cosa prevede il tuo.

9. E dopo: verso l’università

La legge 170 vale anche all’università. Lì non c’è il PDP: lo studente si rivolge al servizio per gli studenti con disabilità e DSA del suo ateneo, presentando la diagnosi. Le linee guida prevedono fino al 30% di tempo in più agli esami, gli strumenti compensativi e la possibilità di privilegiare le prove orali. Attenzione: molti atenei chiedono una diagnosi recente (spesso non più vecchia di tre anni se fatta da minorenne). Conviene aggiornarla nell’ultimo anno delle superiori. Ne parliamo in dettaglio nella guida DSA all’università.

Gli errori più comuni

  • Aspettare. Ogni anno senza strumenti è un anno di fatica e di autostima persa. Prima arriva la diagnosi, prima arriva il PDP.
  • Consegnare la diagnosi a voce, senza protocollo: poi non resta traccia della data.
  • Firmare un PDP generico, uguale per tutti, senza le materie e senza il modo di fare le verifiche.
  • Non coinvolgere tuo figlio: un ragazzo che si vergogna degli strumenti non li usa.
  • Pensare che il PDP sia per sempre: va rivisto ogni anno, e cambiato quando non funziona.
  • Scegliere l’esonero dalle lingue straniere senza conoscerne le conseguenze sul diploma.

Fonti

  • Legge 8 ottobre 2010, n. 170, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico: art. 1 (definizioni), art. 3 (diagnosi), art. 5 (misure didattiche), art. 6 (familiari). Normattiva
  • MIUR, Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento, allegate al DM 12 luglio 2011, n. 5669: §3.1 (PDP), §4.4 (lingue straniere), §6.7 (università). PDF
  • Accordo Stato-Regioni del 25 luglio 2012 sulla diagnosi e la certificazione dei DSA (consegna entro il 31 marzo negli anni terminali, aggiornamento del profilo).
  • Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, sulla valutazione e gli esami: artt. 11 e 20 (studenti con DSA). Normattiva
  • INVALSI, indicazioni annuali sulle prove per gli studenti con bisogni educativi speciali. invalsi.it
  • Questa guida spiega le regole generali e non sostituisce il parere della scuola o dello specialista. Le procedure per la diagnosi cambiano da regione a regione.
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Gli strumenti in ordine: in aula, dopo la lezione, per la verifica, per il docente.

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