DSA in classe: guida per gli insegnanti
Secondo i dati del Ministero, gli studenti con una certificazione di DSA sono circa il 6% (anno scolastico 2022/23, erano lo 0,9% nel 2010/11): in una classe di 25, in media uno o due. Non chiedono uno sconto: chiedono di essere valutati su quello che sanno, non su quanto velocemente leggono o su quanti errori di ortografia fanno. Questa guida è per chi insegna: cosa dice la norma, come scrivere un PDP che serva davvero, come preparare lezioni e verifiche accessibili, cosa fare con mappe, tempo in più e valutazione. In fondo, le domande che i docenti fanno più spesso.
La norma in cinque righe
- La legge 170 del 2010 riconosce dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia e dà agli studenti il diritto a strumenti compensativi, misure dispensative e forme adeguate di verifica e valutazione, dalla scuola all’università (art. 5).
- Le linee guida del 12 luglio 2011 spiegano come applicarla e prevedono il PDP, il Piano Didattico Personalizzato, scritto dal consiglio di classe entro il primo trimestre.
- Il decreto legislativo 62 del 2017 dice che la valutazione degli studenti con DSA è coerente con il PDP, anche agli esami di Stato (artt. 11 e 20).
- La scuola ha anche un compito di individuazione: se le difficoltà persistono nonostante attività di recupero mirate, deve informare la famiglia (art. 3). Non fa diagnosi, ma spesso è la prima ad accorgersene.
- Le misure valgono in tutte le materie in cui servono, non solo in italiano e matematica.
Strumenti compensativi e misure dispensative: la differenza
| Cosa fanno | Esempi | |
|---|---|---|
| Strumenti compensativi | Sostituiscono o facilitano la prestazione resa difficile dal disturbo | Sintesi vocale, registrazione delle lezioni, mappe e formulari, calcolatrice, computer con correttore, dettatura |
| Misure dispensative | Esonerano da prestazioni che, per il disturbo, sono molto difficili e non migliorano l’apprendimento | Non leggere ad alta voce in classe, non copiare dalla lavagna, tempo in più, meno esercizi, niente studio mnemonico di elenchi |
L’elenco completo con gli esempi è nella guida Strumenti compensativi e misure dispensative.
Scrivere un PDP che serva davvero
Il PDP non è un modulo da riempire una volta: è l’accordo su come quello studente imparerà e verrà valutato. Qualche criterio pratico:
- Parti dalla diagnosi, in particolare dalle indicazioni per la scuola, e da un colloquio con la famiglia e, dalla secondaria in su, con lo studente.
- Scrivi le misure materia per materia. “Uso della calcolatrice” non basta: in matematica sì, in fisica sì, nella verifica sulle tabelline no? Va scritto.
- Indica i momenti: lezione, compiti a casa, verifiche scritte, interrogazioni.
- Sii concreto sulle verifiche: quanto tempo in più o quanti esercizi in meno, chi legge le consegne, come si usano le mappe, quando si programmano.
- Scrivi come si valuta: il contenuto e non la forma, e cosa succede nelle lingue straniere.
- Prevedi una revisione a metà anno: le misure si monitorano, dice la legge, e si cambiano se non funzionano.
- Usa le parole dello studente: se usa già la sintesi vocale o le mappe a casa, parti da lì. Uno strumento nuovo introdotto il giorno della verifica rallenta invece di aiutare.
Molte famiglie arrivano all’incontro con una proposta già scritta: il nostro modello per il PDP serve proprio a questo. È solo una base di discussione: la decisione resta al consiglio di classe.
In classe: piccole scelte che aiutano tutti
Molte attenzioni che servono a uno studente con DSA rendono la lezione più chiara per l’intera classe:
- Consegne scritte e dette a voce, una alla volta, con frasi brevi.
- Materiali digitali con testo vero: un PDF fatto da una scansione è un’immagine, e la sintesi vocale non lo legge. Esporta i documenti da Word o Google Documenti, o condividi il file originale.
- Slide e materiali in anticipo, così lo studente può ascoltarli prima o seguirli con la sintesi vocale.
- Carattere leggibile: senza grazie, almeno 12-14 punti, interlinea ampia, niente testo tutto in maiuscolo o in corsivo, allineato a sinistra.
- Una mappa o una scaletta all’inizio della lezione, e una sintesi alla fine.
- Niente lettura ad alta voce a sorpresa davanti alla classe: per uno studente con dislessia è una prova pubblica, non un esercizio.
- Niente dettati veloci e niente copiatura dalla lavagna: fotocopie, file o foto della lavagna al posto.
- Lasciare registrare la lezione, se previsto dal PDP: la registrazione è uno strumento compensativo citato dalle linee guida.
In verifica: cosa conta
| Misura | Come metterla in pratica |
|---|---|
| Tempo in più | Spesso il 30% in più. In alternativa, meno esercizi a parità di obiettivi: in molte classi è più semplice da gestire |
| Consegne lette | Le legge il docente ad alta voce, o lo studente le ascolta con la sintesi vocale (cuffie) |
| Verifiche programmate | Date note in anticipo, evitando più verifiche nello stesso giorno |
| Mappe e formulari | Preparati dallo studente prima, visti dal docente, consultabili durante la prova |
| Orale al posto dello scritto | Quando lo scritto non permette di mostrare cosa si sa, soprattutto nelle lingue straniere |
| Testo della verifica accessibile | Carattere grande, spazi, una domanda per riga, niente consegne doppie nella stessa frase |
| Prove strutturate | Scelta multipla, vero/falso, completamento: meno scrittura a parità di contenuti |
| Strumenti tecnologici | Computer con correttore, calcolatrice, sintesi vocale, se previsti dal PDP |
Un consiglio: prepara una sola verifica per tutti, poi adattala (carattere, meno esercizi, consegne lette). È meno lavoro di una verifica diversa e lo studente non si sente “a parte”.
«Ma la mappa non è copiare?»
È la domanda più frequente, ed è comprensibile. La risposta è no: la mappa concettuale è uno strumento compensativo previsto dalle linee guida. Serve a compensare la difficoltà di recuperare dalla memoria informazioni come parole, date, formule e sequenze, non a sostituire lo studio. Per essere usata in verifica, una mappa dovrebbe:
- essere preparata dallo studente, non scaricata o fatta da altri;
- contenere parole chiave, formule e schemi, non frasi intere o paragrafi copiati;
- essere vista dal docente prima della verifica (molti la firmano o la siglano);
- stare in un foglio, di solito un A4.
Se la mappa contiene già le risposte alle domande, il problema di solito è la verifica, non la mappa: domande che chiedono di ragionare, collegare, spiegare si rispondono con le parole chiave, ma solo se l’argomento lo si è capito. La guida Mappe concettuali per DSA spiega come si fa una buona mappa per la verifica.
Valutare il contenuto, non la forma
Per gli studenti con DSA la valutazione deve essere coerente con il PDP. In pratica:
- gli errori di ortografia non abbassano il voto nelle prove in cui si valuta il contenuto. Se in una prova si valuta proprio l’ortografia, lo si dice prima e si tiene conto del disturbo;
- la grafia non si valuta: se è illeggibile, lo studente può usare lo stampatello o il computer, o rileggere a voce quello che ha scritto;
- nelle lingue straniere si privilegia l’orale. Il PDP può prevedere la dispensa dalle prove scritte: all’esame di Stato lo scritto viene sostituito da una prova orale e il diploma resta valido. Nei casi gravi, su richiesta della famiglia, è possibile l’esonero dall’insegnamento, con un percorso differenziato e, al secondo ciclo, un attestato al posto del diploma;
- nelle prove orali dare tempo per rispondere, accettare risposte brevi se corrette, non penalizzare la difficoltà a ricordare nomi e date se il concetto è chiaro.
Esame di Stato e INVALSI
All’esame lo studente usa gli stessi strumenti compensativi del PDP e ha tempi più lunghi nelle prove scritte: per questo è importante che il PDP descriva bene quello che è stato usato durante l’anno. Alle prove INVALSI sono possibili, secondo il PDP, tempo aggiuntivo fino a 15 minuti per prova, il donatore di voce, la calcolatrice e il dizionario.
Il foglio «Gli strumenti che uso»
Sempre più studenti arrivano dal docente con un foglio che elenca gli strumenti compensativi che usano: sintesi vocale, registrazione delle lezioni, mappa per la verifica, tempo in più nei test. È un buon punto di partenza per parlarne, soprattutto con chi non c’era quando è stato scritto il PDP (un supplente, un docente nuovo).
Domande frequenti
Quanto tempo in più devo dare? Il PDP lo deve dire. Spesso si usa il 30% in più, che è la misura indicata dalle linee guida per gli esami universitari. In alternativa, meno esercizi nello stesso tempo.
Non è ingiusto per gli altri studenti? No: gli strumenti non danno un vantaggio, tolgono uno svantaggio. Un compagno senza DSA non va più veloce con la sintesi vocale. Spiegarlo alla classe, se lo studente è d’accordo, aiuta a evitare commenti.
Lo studente può registrare la lezione? Sì, se previsto dal PDP: la registrazione è uno strumento compensativo. È per uso personale di studio: non va diffusa né pubblicata.
E se uno studente ha difficoltà ma non ha una diagnosi? La scuola deve attivare attività di recupero mirate e, se le difficoltà restano, informare la famiglia perché faccia una valutazione. Nel frattempo il consiglio di classe può comunque adottare misure personalizzate per gli studenti con bisogni educativi speciali, secondo le indicazioni ministeriali del 2012: è un percorso diverso da quello della legge 170.
Lo studente non vuole usare gli strumenti davanti ai compagni. Succede spesso, soprattutto alle medie e alle superiori. Aiuta renderli normali: materiali digitali per tutti, cuffie ammesse per tutti nelle attività di ascolto, mappe proposte a tutta la classe. E chiedere allo studente, in privato, cosa lo farebbe sentire più a suo agio.
Il PDP si può cambiare durante l’anno? Sì, e va fatto se qualcosa non funziona. La legge chiede di monitorare periodicamente le misure.
Gli errori più comuni
- Un PDP copiato da un modello, uguale per tutti gli studenti con DSA.
- Misure scritte ma non applicate in verifica, o applicate solo da alcuni docenti.
- Valutare l’ortografia in un tema di storia.
- Rifiutare la mappa perché “è copiare”, senza averla vista prima.
- Verifiche a sorpresa e interrogazioni non programmate.
- Materiali in PDF scansionato, che la sintesi vocale non può leggere.
Fonti
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170: art. 3 (individuazione e diagnosi), art. 5 (misure didattiche e valutazione). Normattiva
- MIUR, Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento, allegate al DM 12 luglio 2011, n. 5669: §3 (strumenti e misure), §3.1 (PDP), §4.3 e §4.4 (didattica per i singoli disturbi e lingue straniere), §6.7 (università). PDF
- Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62: artt. 11 e 20 (valutazione ed esami degli studenti con DSA). Normattiva
- Ministero dell’istruzione e del merito, dati sugli alunni con DSA, riportati da Orizzonte Scuola.
- Direttiva ministeriale 27 dicembre 2012, Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali.
- INVALSI, indicazioni annuali sulle prove per gli studenti con bisogni educativi speciali. invalsi.it
- Questa guida spiega le regole generali: per ogni studente fanno fede la diagnosi e il PDP approvato dal consiglio di classe.
Verba Manent mette gli strumenti compensativi in un posto solo
Gli strumenti in ordine: in aula, dopo la lezione, per la verifica, per il docente.
La voce vera del prof con le parole che si illuminano.
Un A4 con parole chiave e formule, con nome e classe.
Il foglio per il PDP o per l'università.
