Come prendere appunti all'università: il metodo che funziona davvero
Due ore di lezione, il docente che corre, le slide che cambiano prima che tu finisca la frase. A fine giornata hai tre pagine di appunti e la sensazione di aver perso proprio il passaggio importante. Succede a quasi tutti, soprattutto al primo anno.
Prendere appunti all’università non vuol dire scrivere tutto quello che si sente. Vuol dire capire durante la lezione e fissare dopo. Qui trovi un metodo semplice, diviso in tre momenti: prima, durante e dopo la lezione.
Prima della lezione: dieci minuti che cambiano tutto
Se il docente pubblica le slide o il programma, guardali prima. Non serve studiarli: basta sapere di cosa si parlerà e quali sono i termini nuovi.
- Leggi i titoli delle slide: ti danno lo scheletro della lezione.
- Segna le parole che non conosci: a lezione saprai che sono importanti.
- Prepara la pagina già divisa come spiegato più sotto, nel metodo Cornell.
Arrivare sapendo dove si va permette di ascoltare invece di inseguire.
Durante la lezione: ascolta, non trascrivere
L’errore più comune è cercare di scrivere tutto, parola per parola. Sembra la scelta più sicura, ma il cervello mentre copia non ha tempo per capire.
Uno studio molto citato di Mueller e Oppenheimer (2014) ha osservato che gli studenti che prendevano appunti al computer tendevano a trascrivere il docente parola per parola, e rispondevano peggio alle domande di comprensione rispetto a chi scriveva a mano, riassumendo. Ricerche successive hanno trovato differenze più piccole tra penna e tastiera, ma su un punto sono d’accordo: riformulare con parole tue aiuta a capire, copiare no.
Durante la lezione quindi:
- scrivi i concetti, non le frasi: parole chiave, frecce, esempi;
- segna i punti dubbi con un simbolo (per esempio “?”) e vai avanti, senza fermarti;
- cattura quello che non è sulle slide: esempi, aneddoti, “questo all’esame lo chiedo”;
- usa abbreviazioni tue, sempre le stesse.
Se ti perdi un pezzo, lascia uno spazio e prosegui. Lo recuperi dopo.
- Scrivi di corsa e perdi i passaggi
- Testa sul quaderno invece che sul docente
- Gli appunti vanno sistemati da capo a casa
- Ascolti e capisci, scrivi solo i tuoi dubbi
- Niente passaggi persi: c'è tutta la lezione
- A fine lezione gli appunti sono già in ordine
Il metodo Cornell: la pagina divisa in tre
Il metodo Cornell è stato ideato da Walter Pauk, professore alla Cornell University, e descritto nel suo libro How to Study in College. È ancora uno dei metodi più usati al mondo. Funziona perché costringe a rielaborare.
La pagina si divide in tre zone:
| Zona | Dove | Cosa scrivi | Quando |
|---|---|---|---|
| Appunti | Colonna larga a destra | Concetti, definizioni, esempi della lezione | Durante la lezione |
| Parole chiave e domande | Colonna stretta a sinistra | Le parole chiave e le domande a cui rispondono gli appunti | Subito dopo |
| Sintesi | Riga in fondo alla pagina | Il succo della pagina in due o tre frasi | Subito dopo |
Il trucco sta nella colonna di sinistra: quando ripassi copri gli appunti, leggi solo le domande e provi a rispondere a voce. È un’interrogazione che ti fai da solo. Trovi tutto il metodo, con un esempio completo, nella guida al metodo Cornell.

Dopo la lezione: le 24 ore che contano
Quello che non si ripassa si dimentica in fretta: lo ha mostrato già Hermann Ebbinghaus alla fine dell’Ottocento con la sua “curva dell’oblio”. Per questo il momento migliore per sistemare gli appunti è lo stesso giorno, quando la lezione è ancora fresca.
- Rileggi e completa: riempi gli spazi lasciati vuoti e risolvi i punti con il “?”, con il libro o chiedendo a un compagno.
- Scrivi le domande nella colonna di sinistra e la sintesi in fondo.
- Trasforma i concetti chiave in flashcard: domanda da una parte, risposta dall’altra. Qui trovi come scrivere e ripassare le flashcard.
Ripassare: interrogarsi batte rileggere
Rileggere gli appunti dà la sensazione di sapere, ma è ingannevole. Roediger e Karpicke (2006) hanno confrontato studenti che rileggevano un testo con studenti che provavano a ricordarlo senza guardarlo: dopo una settimana ricordavano meglio quelli che si erano interrogati.
Per ripassare quindi:
- interrogati con le domande del Cornell e con le flashcard;
- distribuisci il ripasso su più giorni invece di concentrarlo tutto prima dell’esame: poco ma spesso funziona meglio di tanto in una volta sola;
- spiega l’argomento a voce, a un compagno o a te stesso: se non riesci a spiegarlo semplice, non l’hai ancora capito.

E le sbobine?
In molte università italiane si usano le sbobine: la lezione registrata e trascritta parola per parola, spesso divisa tra compagni. Sono utili per recuperare una lezione persa o controllare un passaggio, ma non sostituiscono gli appunti: leggere una trascrizione di due ore è lento, e senza rielaborazione si torna al problema del copiare senza capire.
Il modo migliore di usarle è come fonte per completare i tuoi appunti, non al posto loro.
Un’avvertenza: prima di registrare una lezione verifica le regole della tua università e chiedi al docente. Molti atenei lo regolano, e il docente ha diritti sulla sua lezione.
Se hai un DSA
Dislessia, disgrafia e gli altri disturbi specifici dell’apprendimento rendono più faticoso proprio quello che si fa a lezione: scrivere in fretta mentre si ascolta. Per questo la legge 170/2010 prevede gli strumenti compensativi, come la registrazione della lezione, la sintesi vocale e le mappe concettuali, e le linee guida del 2011 aggiungono il tempo in più nelle prove: all’università di solito fino al 30%.
Qualche consiglio pratico:
- registra la lezione (con il permesso del docente) e scrivi solo le parole chiave e i dubbi;
- trasforma gli appunti in una mappa: una pagina sola, con i concetti collegati, si rilegge più facilmente di tre pagine di testo;
- ascolta invece di rileggere, con la sintesi vocale;
- scegli il carattere e lo sfondo che ti stancano meno: molte persone con dislessia leggono meglio con caratteri ad alta leggibilità, più spazio tra le righe e uno sfondo tenue.

Trovi tutti gli strumenti nella pagina Scripta Manent.
Gli errori più comuni
- Scrivere tutto parola per parola.
- Fermarsi quando non si capisce un passaggio, perdendo i successivi.
- Non rileggere gli appunti fino alla sessione d’esame.
- Ripassare solo rileggendo, senza mai interrogarsi.
- Tenere appunti di materie diverse mescolati, senza data e titolo.
Fonti
- Mueller, P. A., Oppenheimer, D. M. (2014). The Pen Is Mightier Than the Keyboard: Advantages of Longhand Over Laptop Note Taking. Psychological Science. doi:10.1177/0956797614524581
- Morehead, K., Dunlosky, J., Rawson, K. A. (2019). How Much Mightier Is the Pen Than the Keyboard for Note-Taking? A Replication and Extension of Mueller and Oppenheimer (2014). Educational Psychology Review. doi:10.1007/s10648-019-09468-2
- Roediger, H. L., Karpicke, J. D. (2006). Test-Enhanced Learning: Taking Memory Tests Improves Long-Term Retention. Psychological Science. doi:10.1111/j.1467-9280.2006.01693.x
- Cornell University, Learning Strategies Center. The Cornell Note Taking System
- Legge 8 ottobre 2010, n. 170, Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico. Normattiva
- Università di Foggia, Linee guida per studenti con disabilità e DSA (tempo aggiuntivo fino al 30%, DM 5669/2011). PDF
Verba Manent prende gli appunti al posto tuo
Due parole o una stella: la nota prende il minuto esatto della registrazione.
Si aggancia al minuto giusto e quello che c'è scritto finisce negli appunti.
Cornell o Formato Esame, con le slide del docente al posto giusto.
Le domande della lezione pronte per il ripasso.
